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L'EUCARESTIA NEL CUORE DELLA VITA

In questo nostro tempo di violenza e di confusione, la festa del “Corpus Domini”, con la sua processione lungo le strade coperte di fiori, può essere un raggio di speranza che viene da Dio. Il messaggio che questa tradizione ci trasmette è quello di tenere unite l'Eucarestia e la vita.
Anche noi oggi dovremmo ricordare del nostro viaggio quante volte eravamo disperati e tristi, ed ecco dal cielo un aiuto, uno squarcio, a ricordarci che non viviamo la storia da soli.

Quante piacevoli sorprese! Il vecchio dura, magari per pigrizia, mentre il nuovo viene come
un fiore che sboccia e la sera è già secco. Ma dentro la roccia arida scorre la linfa.

Questo lo sappiamo perché Dio è presente nella vita. Questa è la nostra fede! Avere fede significa credere in Dio. Questa è la base di tutte le nostre speranze.

CELEBRARE LE NOSTRE LITURGIE NEL CUORE DELLA STORIA.
La storia per il credente ha un punto finale e un termine ideale: la formazione di una sola famiglia.
Il corpo del Signore non è solo quello che sta sull'altare, ma anche quello che è raccolto attorno all'altare. Il corpo del Signore siamo anche noi, è tutta l'umanità. Non si può separare
la fede in Dio dalla fede nell'uomo.
Noi l'abbiamo a volte separata, anche ai nostri giorni, per cui la fede in Dio ha provocato e
provoca il disprezzo dell'uomo. Essere cristiani significherà in futuro: celebrare nell'Eucarestia la storia e la vita di tutti i credenti. E' inutile parlare di speranza eterna, se poi siamo incapaci di indicare speranze terrene. Se non cominciamo da qui, dalla terra, nulla ha più
senso lassù, nel cielo. Se sappiamo mostrare che la vita comincia qui, ora, saremo capaci
di persuadere che la vita vince la morte. Per noi la religione è una speranza operativa.


CAMMINARE INCONTRO A QUALCUNO.
Per comprendere il futuro, non bastano le informazioni del computer; occorre una sapienza
umana e divina che comprenda in profondità solo chi ama. La disposizione al futuro, al diverso, allo sconosciuto è un condimento sapienziale assolutamente necessario; chi non lo
possiede rischia di perdere la speranza.
Davanti all'uomo non c'è il vuoto o qualcosa; il Vangelo di oggi ci incoraggia: noi andiamo
incontro a Qualcuno. Questa processione per le strade della vita ce lo ricorda; per noi cristiani vivere la storia è andare incontro a Qualcuno.
Il Signore è il nostro pastore e guida verso la felicità della terra promessa. Il mondo è pieno
di segni, che, se li sappiamo leggere, sono tutti manifestazione di Dio nella nostra storia. Se
tutto questo è vero, allora le nostre piccole cose diventano grandi cose: celebrazioni della
grandezza di Dio!