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DENTRO IL GIRONE DELL’AZZARDO COSÌ SI IPNOTIZZANO I GIOCATORI

Non entrate in quella zona. È la machine zone, la zona della macchinetta dove la slot attende le sue prede. A molti non succede niente: giocano, perdono, a volte vincono, smettono. Alcuni invece ci restano intrappolati:  quella maledetta zona se la sognano tutte le notti nessuna esclusa: la zona li ha marchiati nell’anima per sempre.

Ecco alcune delle conclusioni dello studio di Natasha Dow Schüll, di cui parliamo nel box a fianco.

Puntare sullle macchinette

Negli ultimi anni l’industria dell’azzardo ha capito che per incrementare i profitti il modo più efficace è puntare sulle macchinette. La macchina va costruita studiando colori, luci, forme e suoni che ipnotizzino i soggetti pronti a essere ipnotizzati, come tanti topi di Skinner (proprio l’immagine dei topi da intrappolare è usata da alcuni addetti ai lavori).

 

Isolare il giocatore

Lo stesso ambiente è studiato per permettere l’isolamento del giocatore. Ed ecco la machine zone, che l’ex giocatrice Patsy così descrive: «La mia vita era diventata una machine life. Ero della macchina, nella macchina, per la macchina».

E anche il ribaltamento di un luogo comune duro a morire: al giocatore patologico non interessa vincere. Il denaro non è il fine ma il mezzo. Il jackpot è ben accetto, ma solo perché permette di prolungare il tempo del gioco. Il tempo, ecco il vero fine. Passare più tempo possibile nella zona, isolati da tutto. La zona viene descritta come l’occhio del ciclone: calma assoluta, finalmente la pace mentre tutto attorno vortica senza sfiorare il giocatore. I soldi: un semplice strumento, necessario per prolungare il tempo di gioco. Quei soldi, per il giocatore perduto nella zona, non hanno alcun valore. Infatti li getta senza alcun controllo.

Fuga dal mondo

La machine zone offre la fuga dal mondo dei legami sociali. Se il mondo è imprevedibile, perché non puoi controllare gli affetti, il lavoro che va e viene, la salute, le azioni delle persone attorno a te, la macchinetta è invece l’assoluta prevedibilità. Può apparire paradossale, ma la certezza è che inserendo la moneta le figure vorticano, vinci o perdi ma poco conta, conta la relazione simbiotica con la macchina che reagisce sempre allo stesso modo. In fuga da un mondo impossibile da controllare, alle prese con la macchinetta il giocatore «ha il controllo». O così a lui sembra.

Ipnosi

Bo Bernhard, direttore dell’International Gaming Institute presso l’Università del Nevada a Las Vegas. rimarca che quando uno sta giocando con le macchinette la parte razionale del suo cervello è spenta, è inutile fargli discorsi sul buon senso... comepparlare ad una persona già svenuta.

Nel giocatore patologico è attivo poco o tanto un «impulso di morte». Costui avrebbe bisogno di buone ragioni per vivere fuori dalla zona.