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PRENDO UN ANNO SABBATICO PERCHE’VOGLIO FARE IL SAMURAI (...e perchè ho scoperto l’acqua calda!)

don saverio fassinaEccomi con queste righe per Emmaus con lo scopo di salutarvi tutti e chiarire a me e a voi il perché della mia scelta di vivere un “anno sabba- tico” dopo otto anni di servizio come parroco di Musile e Chiesanuova e sei anni a Millepertiche (senza mai dimenticare Lazzaretto e Trezze!). Tirando un po’ le somme sento di dirmi e di dire tutte le motivazioni per cui mi prendo questo tempo di ri essio- ne, i sogni futuri e tentare di rispondere a ciò che in tanti si sono chiesti in questi mesi (...“non sarà più prete? Si sposerà? Andrà in Africa? E’ in crisi? Si butta in politica?...”).

Comincio CHIEDENDO PERDONO perché in quest’anno mi sono ritirato “in trincea” sia per lo le confessioni, gli incontri, le riunioni e me ne dispiace. Ho visto però, con immensa sorpresa, che tantissime attività, soprattutto in quest’anno, sono proseguite anche senza l’avallo continuo del parroco e come tanti, tantissimi animatori, catechisti, responsabili dei vari ambiti e settori delle parrocchie hanno portato avanti con precisione e bravura le varie attività: complimenti a tutti loro perchè lo hanno fatto senza troppo protagonismo ma per l’amore di Gesù e della sua chiesa. Continuate così... c’è sempre più bisogno di laici umili, non chiacchieroni, accoglienti, pieni di idee e proposte e non troppo “clericali” o dipendenti dal parroco ma liberi e... attenzione: non centrati troppo su se stessi!

 

GRAZIE AL SIGNORE per la forza che mi dona in questo tempo.

GRAZIE A PAPA FRANCESCO perché la sua testimonianza mi dona coraggio.

GRAZIE A DON PRIMO che mi insegna a vedere sempre il positivo di ognuno e, come un papà saggio, mi insegna tanto anche senza parole!

GRAZIE AL MIO VESCOVO GIANFRANCO AGOSTINO che mi ha concesso questo tempo sabbatico di ri essione e di studio allo IUSVE di Mestre nella facoltà di Psicologia Educativa, qualcuno potrebbe chiamarlo “anno di aspettativa” come al lavoro.

GRAZIE AI PRETI con cui ho condiviso la vita in canonica (Vanio, Flavio, Giorgio, Michele, Giovanni, Jean Pierre, Olindo, Primo, Federico).

GRAZIE ALLA COMUNITA’ DI SUORE ERITREE che con coraggio e tanta fede hanno iniziato l’avventura Musilense nel 2011. 

PERCHÉ MI REGALO QUESTO “ANNO SABBATICO”?

Ormai da qualche tempo sono diventato più schivo e ri essivo (sarannno i 50 anni?), e mi sono reso conto che non trovavo il modo per capire ciò che vivevo con tanta intensità, (80/90 funerali ogni anno, i battesimi, i tantissimi incontri...) e, ciò che facevo e faccio più fatica a vivere, è la gestione del “mio” tempo, la fretta di dover fare tutto e sempre di corsa, sfiorando multe continue con la mia Stilo blu (ora è collassata del tutto) nei rettilinei di Millepertiche e nella via Chiesanuova, sempre all’ultimo momento, sempre poco preparato a dire, a fare qualcosa. Tre parrocchie non sono una parrocchia grande, tre parrocchie hanno tutte le loro esigenze di condividere ma anche di non perdere la loro identità e le parrocchie sono formate da persone e non “dalle cose da fare”. Pur avendo sempli cato, tolto messe, raggruppato esperienze ancora sentivo che c’era qualcosa che non andava in me. Durante un dialogo con una persona... HO SCOPERTO L’ACQUA CALDA e cioè ho capito che AVEVO BISOGNO DI TEMPO PER ME PER POTER DARE TEMPO AL SIGNORE E AGLI ALTRI, AVEVO BISOGNO DI VOLERMI BENE PER VOLER BENE AL SIGNORE E AGLI ALTRI... Scoperta da poco vero? Sì, mi ci sono voluti 25 anni per toccare con mano che Saverio non è Superman e che deve fermarsi un po’ per comprendersi meglio... altrimenti si possono fare disastri!

Come fai ad ascoltare, valutare, incontrare, condividere, consigliare, consolare, prendere posizione, saper dire veri Sì e sani No, mettendo al centro la Parola di Dio?

Come puoi essere sempre sorridente e prestante, se non dai spazio sufficiente alla preghiera, all’ascolto, alla riflessione e allo studio?
Come fai a non essere superficiale e ripetitivo?

Ecco le domande che in questi anni correndo dappertutto mi sono fatto.

COSA IL SIGNORE ALLORA MI CHIEDE PER IL TEMPO CHE MI RESTA DA VIVERE? Di correre ancora così? Non credo! Trovando e ritagliando tempi di preghiera e di confronto con amici preti e col padre spirituale mi è stata chiara questa verità PER VOLER BENE AL SIGNORE E AL “SUO POPOLO” DO- VEVO AVERE IL CORAGGIO DI FERMARMI PER ASCOLTARMI E DIRMI COME ANDARE AVANTI.

Un secondo punto essenziale per la mia vita e la mia vocazione è stato il rapporto con i poveri, quel che in senso negativo sono detti “ultimi”, con cui ho intessuto relazioni in questi anni ma soprattutto ho avuto l’onore e la fortuna di far parte del gruppo “AMA OLTRE” (un gruppo di adulti che hanno perso una persona cara) che mi ha fatto riinnamorare delle relazioni profonde, relazioni senza sovrastrutture e fronzoli: quanta fede ho trovato anche al di fuori delle “mura” della parrocchia, quanta dignità, quanto dolore portato senza aver paura di condividerlo perché sia più lieve.

E la strada dello studio di Psicologia mi sta aiutando a mettermi in discussione, a formarmi, a essere molto più tollerante verso me e verso gli altri o a chi si sente escluso e diverso ma mi fa anche essere più duro ed esigente verso chi è pronto ad alzare muri di separazione e a dire “prima noi e poi loro”,  essere duro (da risultare a volte antipatico) anche con voi delle comunità di Musile e Chiesanuova che vivete senza sorriso, senza avere il coraggio di sognare una nuova umanità fondata sul rispetto, l’accoglienza, la giustizia e la misericordia.

Ma soprattutto mi rendo sempre più conto che la qualità delle relazioni ha bisogno di tanto, tanto tempo e in questo mio bellissimo mestiere di parroco non trovo il tempo sufficiente per poterlo fare... e allora si cambia!

Ecco perché dicevo che ho scoperto l’acqua calda, non è niente di nuovo.

Quest’anno sabbatico continuerò a frequentare l’Università a Mestre e cercherò di laurearmi entro l’anno prossimo.

DIMENTICAVO IL SAMURAI

I maestri d’armi giapponesi imparano l’abilità della spada attraverso una complessa serie di esercizi di addestramento molto dettagliati. Il processo dell’apprendimento della tecnica della spada è suddiviso in componenti speci che che vengono studiate e ripetute attentamente, una alla volta per tanto tempo. L’individuo addestrato può persino vedere peggiorare la propria prestazione nella pratica delle singole tecniche. Essere consapevoli di ciò che si sta facendo può interferire con il coordinamento e la uidità. Una volta che le sin- gole tecniche sono state praticate e apprese alla perfezione, i samurai si ritirano in cima a una montagna a meditare. Essi dimenticano deliberatamente ciò che hanno imparato. Quando tornano, scoprono che le singole tecniche sono state integrate naturalmente nel loro stile o modo di essere. Quindi i samurai raramente devono pensare alle loro abilità: sono diventati MAESTRI SAMURAI. Lo stesso vale per tante professioni e anche per il mio essere prete. La ripetizione e la pratica delle tecniche di base portano alla padronanza che successivamente viene integrata nel nostro stile naturale... ma bisogna prendere tempo e salire la montagna per distaccarsi e vedere il tutto che spesso è più grande delle singole parti. Le singole abilità e le tante attività svolte in queste 25 anni, mi hanno fatto dimenticare a volte di cercare il Tutto che fa sintesi, il mio Tutto che è il Signore: ecco perché voglio diventare come il Samurai!

Auguro a don Flavio tutto il bene possibile sapendo che per lui non è stato facile lasciare Carbonera ma sarà accolto da due belle comunità e da una bella Collaborazione. Auguri e benvenuto don Flavio!

Grazie perché da ognuno di voi ho imparato qualcosa. Buoncammino nella vita a tutti

don Saverio