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LE NOSTRE NOTTI (pellegrinaggio notturno...)

pellegrinaggio notturnoNonostante l’impegno che l’anima profonde per seguire Gesù come la sposa del Cantico dei cantici, nonostante che, attraverso il lavorio interiore abbia raggiunto un buon dominio sulla sensibilità e sulle passioni, nonostante l’impegno nel curare il rapporto con Dio, può giungere un momento in cui tutta la storia d’amore con Dio, fatta anche di coerenza, può sembrare una bella favola finita.

Dio? Ma c’è? E se c’è può mai pensare a me? Chi sono io per Lui?...

 

L’anima che ormai aveva solo Dio come punto di riferimento si sente smarrita, come i discepoli di Emmaus dopo la morte di Gesù: "Speravamo... ma è morto". La delusione è grande. Anche l’anima che aveva scoperto la luce in fondo al suo tunnel pensa di essere stata vittima di un miraggio ma... tornare alle vecchie cose? No, ormai è impossibile. Dietro c’è il buio, nel presente c’è il vuoto, nel futuro c’è forse un’illusione...

E’ la notte della fede. L’anima è chiamata a reagire e a gettarsi fiduciosa tra le braccia di Dio anche se non solo i sensi restano inerti ma anche la ragione è turbata dai fantasmi. E’ la prova del crogiolo: Il metallo, messo nel crogiolo, fa capire il valore della sua lega, l’anima, denudata da ogni conforto e da ogni luce potrà, perseverando nell’amore, dare

prova di che lega è il suo amore.
La sposa del Cantico dei cantici prova questo smarrimento quando, decidendosi ad aprire il suo

uscio, si accorge che lo sposo non c’è. Ed era notte. E’ sempre notte quando manca l’amore.
Tutti i santi sono passati per questa prova terribile, ma forse anche tutti gli uomini vivono momenti di grazia in cui si aprono al bene e sono felici, ma poi, messi alla prova, regrediscono e cadono nello sconforto, ma non si accorgono che a godere e a soffrire è la loro anima: felice, se si

avvicina all’oggetto del suo amore, infelice se se ne allontana.
Solo chi fa un cammino di fede serio si rende conto di ciò che sta succedendo dentro di sé e si

pone nella posizione più proficua per la sua anima.
Questa prova può durare un tempo breve o un tempo lungo, secondo le necessità dell’anima. Come il Signore permise che
Giobbe fosse messo alla prova per far risaltare la sua virtù e

rafforzarla proprio attraverso le avversità, così può permettere al maligno di metterci alla prova, influendo sulla fantasia e la sensibilità, ma ci manderà sempre i suoi angeli perché ci assistano nella lotta e ci aiutino a non cedere alle sue suggestioni.
Da queste prove, se superate con la grazia di Dio, l’anima ne esce irrobustita: l’allenamento alla rinuncia per restare sulla via di Dio e non cadere preda del tentatore le ha dato la prova che
il demonio non è invincibile, invincibile è Dio, che però irrompe nell’anima sempre a tempo scaduto, per non privarla del merito della lotta. La vittoria è comunque sempre opera della grazia e questo l’anima l’ha capito e ora è molto più umile perché conosce il suo limite ma è molto più fiduciosa nell’aiuto di Dio.

Più l’anima si addentra nella conoscenza di Dio, più entra in complicità con Lui. Può non esserci più il fervore sensibile ma c’è la conoscenza, c’è la fede, una fede rafforzata nella lotta, che diventa certezza anche nella notte più buia. L’anima sa che Dio è Dio e ama da Dio. Lui è sempre fedele e tutto quello che vuole e permette è per il nostro bene.

E’ grazia essere usati da Dio ma bisogna farlo per amore. I momenti importanti della vita sono quelli che ci muovono dalla posizione in cui ci troviamo per portarci altrove. Questo "altrove" può essere anche il deserto, come successe ad Abramo, come successe a Mosé e al popolo... ma questo deserto è abitato da Dio che si rivela nel silenzio, nell’assenza di sicurezze umane, è il luogo dove nasce la fiducia.

La prova della notte è una sorta di parto: dal travaglio nasce una creatura nuova, molto meno sicura di sé, più sicura di Dio: una creatura "morta" a se stessa, fiduciosa solo di Dio.