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Papa Francesco: E’ vero che l’individualismo è come l’asse di questa cultura.

papa francescoE’ vero che l’individualismo è come l’asse di questa cultura. E questo individualismo ha tanti nomi di radice egoistica: cercano sempre sé stessi, non guardano l’altro, non guardano le altre famiglie... Si arriva, a volte, a vere crudeltà pastorali. Per esempio, parlo di un’esperienza che ho conosciuto quando ero a Buenos Aires: in una diocesi vicina, alcuni parroci non volevano battez- zare i bambini delle ragazze-madri.

Ma guarda! Come fossero animali. “No, noi siamo i perfetti, questa è la strada...”. E’ un individualismo che cerca anche il piacere, è edonista.

Starei per dire una parola un po’ forte, ma la dico tra virgolette: quel “maledetto benessere” che ci ha fatto tanto male. Oggi l’Italia ha un calo delle nascite terribile: è, credo, sotto zero. Ma questo è incominciato con quella cultura del benessere, da alcuni decenni... Ho conosciuto tante famiglie che preferivano – ma per favore, non accusatemi, gli animalisti, perché non voglio offendere nessuno – preferivano avere due o tre gatti, un cane invece di un figlio. Perché fare un figlio non è facile, e poi, portarlo avanti... Ma quello che più diventa una sfida con un figlio è che tu fai una persona che diventerà li- bera. Il cane, il gatto, ti daranno un affetto, ma un affetto “programmato”, fino a un certo punto, non libero. Questa è la sfida che fa paura: la libertà. E torniamo all’individualismo: io credo che noi ab- biamo paura della libertà. Anche nella pastorale: “Ma, cosa si dirà se faccio questo?... E si può?...”. E ha paura. “Ma tu hai paura: rischia! Nel momento in cui sei lì, e devi decidere, rischia! Se sbagli, c’è il confessore, c’è il vescovo, ma rischia! La pastorale delle mani pulite, tutto a posto, tutto bel- lo. Ma fuori da questo ambiente, quanta miseria, quanto dolore, quanta povertà, quanta mancanza di opportunità di sviluppo! E’ un individualismo edonista che ha paura della libertà. E’ un individua- lismo – non so se la grammatica italiana lo permette – direi “ingabbiante”: ti ingabbia, non ti lascia volare libero.E poi, sì, la famiglia allargata. E’ vero, è una parola che non sempre suona bene, ma secondo le culture; io l’Esortazione l’ho scritta in spagnolo...Proprio l’altro giorno, una settimana fa o due, è venuto a presentare le credenziali l’ambasciatore di un Paese. C’era l’ambasciatore, la famiglia e la signora che faceva le pulizie nella loro casa da tanti anni: questa è una famiglia allar- gata. E questa donna era della famiglia: una donna sola, e non solo la pagavano bene, la pagavano in regola, ma quando sono dovuti andare dal Papa a dare le credenziali: “tu vieni con noi, perché tu sei della famiglia”. E’ un esempio. Questo è dare posto alla gente. E fra la gente semplice, con la semplicità del Vangelo, quella semplicità buona, ci sono esempi così, di allargare la famiglia...
E poi, l’altra parola-chiave che tu hai detto: la tenerezza. E’ la carezza di Dio! Una volta, in un Sino - do, è uscito questo: “Dobbiamo fare la rivoluzione della tenerezza”. E alcuni Padri – anni fa – han- no detto: “Ma non si può dire questo, non suona bene”. Ma oggi lo possiamo dire: manca tenerez- za. Accarezzare non solo i bambini, gli ammalati, accarezzare tutto, i peccatori... E ci sono esempi buoni, di tenerezza. La tenerezza è un linguaggio che vale per i più piccoli, per quelli che non han- no niente: un bambino conosce il papà e la mamma per le carezze, poi la voce, ma è sempre la te- nerezza. E a me piace sentire quando il papà o la mamma parlano al bambino che incomincia a par- lare, anche il papà e la mamma si fanno bambini ... Questa è la tenerezza. E’ abbassarmi al livello dell’altro. E’ la strada che ha fatto Gesù. Gesù non ha ritenuto un privilegio essere Dio: si è abbas- sato (cfr Fil 2,6-7). E ha parlato la nostra lingua, ha parlato con i nostri gesti. E la strada di Gesù è la strada della tenerezza. Ecco: l’edonismo, la paura della libertà, questo è proprio individualismo contemporaneo. Bisogna uscire attraverso la strada della tenerezza, dell’ascolto, dell’accompagna- re, senza chiedere... Sì, con questo linguaggio, con questo atteggiamento le famiglie crescono: c’è la piccola famiglia, poi la grande famiglia degli amici o di quelli che vengono... Non so se ho rispo- sto, ma mi sembra, mi è venuto così.