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RIFUGIATO A CASA MIA

Carissimi parrocchiani, mercoledì 27 gennaio 2016, noi rappresentanti del Coordinamento Pastorale Parrocchiale (C.P.P.) siamo stati invitati e con noi tutti i rappresentanti dei C.P.P. del nostro vicariato, ad un incontro presso l’oratorio Don Bosco di San Donà, con don Davide Schiavon, responsabile della Caritas diocesana di Treviso, sull’argomento: “Rifugiato a casa mia”.

Don Davide ha riferito in modo reale e veritiero, la situazione che stiamo vivendo nel nostro Paese: l’immigrazione.
Purtroppo la televisione riferisce in modo parziale e distorto il vero problema sugli sbarchi. Sono oramai 10 anni che assistiamo a questa realtà e ne avremo per almeno altri 20-25.

Lui, va di persona nei centri di 1^ accoglienza quando arrivano gli immigrati; vede arrivare persone stremate, distrutte, impaurite che hanno attraversato il deserto (1 su 3 ce la fa), stati in cui gli sparavano contro, in cui li hanno imprigionati, torturati, dove hanno visto decapitare, tagliare gambe e braccia ai loro familiari ed amici, per arrivare qui con la speranza di un futuro migliore, di trovare un lavoro per vivere dignitosamente. Ma questa speranza diventa un’impresa dif cile; dopo l’arrivo, gli prendono foto e impronte e li trasferiscono in un altro centro dove dovranno attendere un colloquio con una commissione per ottenere il documento, nell’attesa che dura circa sei mesi gli viene insegnata la nostra lingua, le nostre regole e imparano alcuni lavoretti. Quando nalmente arrivano al colloquio in commissione sperano di aver subito il loro documento, ma non è così perché molto spesso l’esito è negativo per cui devono far ricorso ed attendere ancora mesi per rifare tutto.

Don Davide ci ha chiesto di prepararci ad avere uno spirito accogliente nei confronti di queste persone, per non trovarci impreparati se in futuro ci verrà chiesto di ospitare un giovane emigrato in casa nostra.

S da che già una nostra parrocchiana ha accettato.
I fatti che ci hanno presentato quella sera, sono veramente drammatici (ben lontani da quelli trasmessi dai mass media) le situazioni di guerra che quelle persone si trovano a vivere, li obbliga a fuggire in massa dalle loro terre, lasciando lì le proprie famiglie, affrontando viaggi estenuanti.

La nostra rifessione ci porta a considerare il sentimento che viviamo di “fastidio” nei confronti di queste persone che vengono ad invadere il nostro benestare e la nostra tranquillità guadagnati con sacrifici e duro lavoro. Già fastidio, perché abbiamo paura che queste persone vengano a derubarci del nostro lavoro, nelle nostre case, forse perché noi non abbiamo sofferto la vera fame, la vera povertà, lo sfruttamento dei grandi Stati, dovremmo chiederlo ai nostri nonni (se fossero ancora in vita) il perché sono emigrati in altri Paesi in cerca di lavoro; perché anche loro hanno vissuto le guerre, quelle che stanno vivendo ora queste persone.

E’ la storia che si ripete. Ci fa comodo non pensare alla nostra storia, alle origini delle nostre famiglie ma ora forse dovremmo pensare seriamente a quale sarà il nostro futuro per i prossimi 20-25 anni...

Perchè vi chiediamo: ma secondo voi, queste persone se avessero pace non resterebbero a casa loro?

Stefania e Annalisa