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PERCHE' DI.. SPERARE?

Annunci di speranza... TESTIMONIANZE...
Parlare di speranza….
Sinceramente non avrei mai pensato che mi sarebbe stato chiesto di parlare di questo argomento in riferimento al lavoro che faccio e nel posto nel quale lavoro - vivo. Potrei parlarvi della sofferenza, della gioia, delle difficoltà a vivere la propria vita … ma sinceramente che mi chiedeste della speranza No
E mi piace tanto che chi ha pensato al Piccolo Rifugio abbia pensato ad un luogo abitato dalla speranza.

Questa sera non mi sento di essere la vostra maestra di Speranza, forse a volte io stessa ne ho poca.

Vi parlerò di quella che io vedo ogni giorno e non sempre ha il volto sorridente. Vi vorrei fare qualche esempio.

In questi giorni che il pensiero costante di che cosa avrei detto oggi mi assillava ho cominciato a chiedere in giro a colleghi, ospiti, persone consacrate, volontari, che significato avesse per loro questa parola.


Qualcuno mi ha detto:

“la speranza è come una candela che illumina la nostra vita e quando si spegne non vivi più e c’è la morte. Nei momenti di disperazione ci è di aiuto la vicinanza delle persone, una parola di un amico, una pagina di Vangelo ti possono aiutare a superare il momento. Come cristiani  la nostra speranza è l’attesa di incontrare Cristo.

“Ci sono dei momenti in cui sono disperata perché devo rimanere in carrozzina… allora vado in chiesa e chiedo aiuto al Signore. So che lui mi aiuterà attraverso le persone che sono al rifugio.”

“riesco a sopportare la mia situazione perché mi è stato promesso un mondo in cui la mia vita e il mio corpo saranno  diversi, sarò senza carrozzina sarò libera….”

“Speranza è credere che i desideri possono avverarsi. Bellissima espressione se si considera che questa signora ha passato gli 80. E quando le ho chiesto quale sia la sua personale speranza e desiderio mi ha risposto che è quello di incontrare Dio quando morirà, Dio che per lei è sposo. Ma subito aggiunto che la sua speranza non è sempre stata la stessa. Quando ero piccola il mio desiderio era quello di camminare ma non potevo. Ero molto triste perché questo desiderio non si poteva avverare. Poi qualcuno mi ha aiutato e ho cominciato a desiderare di vivere la mia vita come potevo e l’incontro con Dio è stato determinante.

Una collega mi ha detto che ha cambiato opinione su quella che è la sua idea di speranza da quando lavora con noi: pensavo che la speranza fosse essere sani e avere la possibilità di fare molte esperienze ; ora penso che è solo fortuna avere questo e avere speranza è la possibilità di vivere la propria vita nonostante la sofferenza.

Una volontaria mi dice che il fatto stesso che esista il Piccolo Rifugio è segno di speranza. E io penso che se questo posto è nato per volontà di Dio abbiamo la certezza che Egli si cura per primo dei più fragili e quindi delle nostre fragilità che sono gli aspetti delle nostre vita che a volte ci escludono dal mondo e fanno nascere disperazione.. Poi continua: Qui trovo persone che nonostante tutto hanno voglia di divertirsi, hanno un gran da fare, hanno voglia di ridere e uscire..

I giovani, gli adulti gli operatori tutte le persone che ruotano attorno al rifugio sono segno di speranza….

Mi stupiscono molto queste risposte e mi stupiscono le persone (permettetemi) disabili  per come sanno andare al nocciolo delle questioni e le loro non sono frasi fatte ma dicono realmente quello che vivono. Del resto per la loro situazione devono sempre affidarsi a qualcuno per svolgere le normali attività quotidiana che l’affidarsi a Dio è… naturale facile istintivo. Bellissimo e da invidiare.

Chi riesce a fare tutto ha volte ha il delirio di onnipotenza e fa più fatica ad affidarsi a ..

Pensavo poi a tutte le persone che sono entrate al rifugio in questi anni…

A come sono cambiate, migliorate grazie alle attenzioni che hanno ricevuto.. penso a chi pensavamo non comunicasse e che invece ora riesce a farci capire quando è felice e quando sta male. Penso a chi è arrivato titubante pauroso diffidente e ora non vuole più andare via. A chi ha potuto cominciare a piangere perché qualcuno lo ascoltava e coccolava…

Sembrerà assurdo ma i alcuni esempi di speranza che mi sono venuti pensando al rifugio sono collegati alla morte di alcune persone: ricordo una ragazza ribelle morta giovanissima dopo una lucemia fulminate. Donna inquieta assetata d’affetto, ferita dalle vicende della vita da molti abbandoni oltre che da un ritardo mentale. Paradossalmente l’ultimo periodo della sua vita penso sia stato il migliore: la malattia aveva fatto rifiorire l’amore di amici, parenti, familiari e lei era strafelice nonostante la situazione dolorosa.

Poi a G. donna battagliera che non mollava mai e tante volte pretendeva l’impossibile… nell’ultimo periodo era la dolcezza in persona e si è arresa alla malattia comunicando a tutti una grande serenità.

Il più fresco esempio di speranza me lo hanno dato stamattina le ospiti riunite per una verifica. Stanno imparando a vivere insieme impegnandosi a migliorare il clima del gruppo. Allora ho pensato se queste persone riescono a cambiare perché vogliono vivere meglio e riescono a trasformare il clima in cui vivono… allora possiamo cambiare tutti … e forse allora può forse cambiare anche il mondo.