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Palestina: riflessioni di Chiara che ha pertecipato al pellegrinaggio.

Giovedì 12 agosto 2010, giardino del Getsemani.

Sono qui, nella Terra Santa: davanti a me si estende Gerusalemme, quella Gerusalemme di cui anche Gesù ha calcato il suolo. Qui, in questa terra, Gesù ha lasciato una missione ai suoi: quella di portare avanti il suo messaggio.

 

Un messaggio che lui ha cercato di far capire alle persone del suo tempo parlando la loro lingua, con esempi tratti dalla loro vita quotidiana, con immagini che potessero essere ben comprese dalle loro menti di uomini, ma che spesso a noi, popolo di duemila anni dopo, risultano strane.

E mi chiedo: oggi Dio come dovrebbe parlarci per farci capire veramente il suo messaggio? Se 2000 anni fa, in una terra così, che ispira alla calma e alla riflessione solo per le sue caratteristiche fisiche e climatiche, era difficile intendere il messaggio di Gesù e metterlo in pratica, oggi, come possiamo fare? Cosa ci chiede oggi Gesù?

Mi chiedo: cosa posso fare io per compiere e portare avanti la missione che Gesù ci ha lasciato? Sì, perché questa missione l’ha lasciata anche a me. Ed è inutile nascondercelo, ma oggi, nel 2010, a Musile di Piave, immersi in una società frenetica e consumistica, piena di “bisogni” creati per far girare l’economia, è veramente difficile credere di poter attuare qualcosa senza il Suo aiuto. Ma Dio ha bisogno del nostro cuore: noi siamo le mani di Dio che operano nel mondo. E qui, in questa Terra Santa, tutto è chiaro. Gesù non ha rovesciato nazioni, non ha sovvertito ordinamenti politici, non ha guidato rivoluzioni, non ha preso cariche sociali o politiche…niente di tutto ciò!! E perché NO??? Non è forse più facile cambiare il mondo partendo dall’alto, dal posto di comando? NO, semplicemente perché il cambiamento che Dio vuole da noi non può essere imposto, ma deve essere SCELTO da ciascuno di noi nel proprio cuore!!

Gesù ha cominciato la sua vita in un villaggio sperduto, in una terra poverissima, lavorando accanto a Giuseppe come falegname: aveva una sua vita umana semplice, fatta di doveri quotidiani da rispettare. E quando ha iniziato la sua predicazione non ha radunato intorno a sé un esercito, ma solo 12 semplici amici. E ha cominciato a mettere in pratica la volontà di Dio anche lui in piccolo, negli incontri con la gente semplice, nella sua giornata che non era fatta di chissà quali gesta eroiche, ma era in realtà molto simile alla giornata di un qualsiasi altro ebreo del tempo. Con un’unica grande differenza: in tutto ciò che faceva c’era l’impronta di un amore infinito, un amore che perdona, che guarisce, che giustifica, che accoglie, che ha compassione, che risolleva e fa rivivere. Allora, tutto quello che Gesù faceva acquistava un significato diverso ed una potenza sconvolgente!!

Allora, cosa vuole Dio da me, da noi suoi discepoli? Vuole che imitiamo Gesù, ma come? Non possiamo certo pensare di stravolgere il nostro tempo: se aspettiamo di poter fare grandi cose, passeremo la vita ad aspettare!! Quello che possiamo fare è cominciare a guardarci intorno: la famiglia, il lavoro, gli amici, la comunità parrocchiale. Da qui possiamo cominciare. Non dobbiamo pensare che per aiutare Gesù a far vivere il suo messaggio occorra compiere grandi cose o diventare importanti, perché siamo solo uomini…Gesù ci chiede una sola grande cosa: stravolgere non il nostro tempo, ma il nostro cuore….stravolgerlo con l’Amore!!!