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L'Esodo

L'Esodo è il cuore di tutto l'AT: l'esperienza pa­triarcale precedente gravita verso que­sto mo­mento, quella futura sarà pensata come concre­tizzazione e compi­mento di quanto nell'Esodo è stato promesso e iniziato.

Prima di essere un libro, l'esodo è stato un evento vissuto nel suo accadere e rimasto vivo nell'im­pressione ri­portata dai testimoni, nella catechesi delle famiglie, nelle grandi procla­mazioni du­rante le feste memoriali presso il santuario dell'Arca dell'Alleanza, nei racconti scritti che pian piano sono confluiti a formare l'attuale libro dell'Esodo. Il libro quindi è frutto di storia, di tradizione e di vita, ed è carico di espe­rienze, di emozioni, di ri­cordi, di reazioni, di sapienza, di preghiera di tutto un popolo lungo una storia di secoli.

 

L'esodo come fatto storico.

Anche se le modalità precise con cui si sono svolti i fatti sembrano ancor sfuggire ad un'inda­gine storiografica coerente, tuttavia si può ritene­re verosimile che alla base di tutta la tradizione dell'esodo attestata nella Bibbia ci sia un fonda­mento storico, un'esperienza vissuta da gruppi diversi in differenti momenti e fatta propria un po' alla volta da tutti coloro che si riconoscevano come “ebrei” o “israeliti”. Dal punto di vista strettamente storico, possiamo riassumere così i dati più significativi

1. Era un fenomeno costante l'ingresso di asiatici nel Delta del Nilo:

  • per commercio;
  • per carestie (Gn 12,10);
  • per conquiste belliche (Hyksos);
  • per sconfitte (prigionieri: Habiru).

E' possibile che gruppi di semiti che poi faranno parte del popolo ebraico siano scesi in Egitto in momenti e per motivi diversi. Non è provato che tutti gli ebrei vi siano stati schiavi: le tribù del Nord (Aser, [Dan?], Zabulon, Issacar, Neftali) probabilmente non vi sono mai state.

2. In Egitto il lavoro forzato era un fatto costante e normale: è facile che gruppi di nomadi semiti o ebrei ivi residenti vi siano stati costretti e che poi, in un modo o nell'altro, si siano sottratti al potere del faraone.

3. Come ci possono essere state diverse "entrate" in Egitto, così è possibile che ci siano state più uscite dall'Egitto e più entrate nella terra di Canaan. Nel testo biblico De Vaux riscontrava tracce di due esodi, forse anche molto distanti fra loro:

  • un esodo-cacciata (Es 11,1; 12,39; 14,2), forse al tempo dell’espulsione degli Hyksos (1570); l'avrebbero speri­mentato le tribù che, seguendo la via maris, pene­trarono poi in Palestina dal Sud;

  • un esodo-fuga (Es 13,17; 14,5) ad opera del gruppo guida­to da Mosè, comprendente tra gli altri, la "casa di Giuseppe" e la tribù di Levi; giunse in Palestina dopo un lungo viaggio nel deserto e l'esperienza del Sinai, e si insediò nella montagna di Efraim. E' su questo gruppo che si concentra l'attenzione della Bibbia: la sua esperienza venne fatta propria da tutte le dodici tribù tanto che si iniziò a rac­contarlo come se tutto Israele vi fosse stato coin­volto!

 

L'esodo evento di salvezza.

L'esperienza dell'esodo viene raccontata non per il gusto della storia, ma per annunciare l'inter­vento potente di Dio che ha liberato Israele dall'Egitto e lo ha fatto suo popolo. E' il senso del fatto che importa e non tanto la sua cronaca, inte­ressa la verità profonda per cogliere la quale non basta l'indagine storiografica, ma ci vuole la fede. La si può vedere professata e proclamata nella "Professione di fede" di Dt 26,5-9 del sec. VII. Questa lettura di fede della storia non è un'inven­zione posteriore che carica gli eventi di un senso che non hanno avuto, ma un far emergere il senso profondo di quei fatti che il popolo ha vissuto sotto la guida di profeti e uomini di Dio come Mosè, il cui compito è stato proprio questo: an­nunciare e far leggere negli eventi il piano di Dio.

E come evento di salvezza l'esodo è passato ai posteri:

  • così lo hanno accolto e fatto proprio le tribù del Nord nella grande assemblea di Sichem (Gs 24);
  • così è stato messo per iscritto nelle grandi tradi­zioni che si riesce a scoprire, sotto il Pentateuco attuale: J E D P;
  • così si presenta ora, nella redazione finale ca­nonica, ispirata.

Per questo ha impregnato di sé la vita di fede dell'antico Israele:

  • è diventato preghiera: Es 15; Sal 78. 105. 106. 111. 114. 135. 136;
  • costituisce il centro della professione di fede: Dt 6,20-25; 26,5-9; Gs 24,1-13;
  • dà senso alle feste principali che, origina­riamente agricole o pastorali, sono state "storicizzate": la Pasqua è la festa dell'uscita dall'Egitto, la Pentecoste è la festa della Legge (Sinai), la festa delle Capanne ricorda il tempo delle tende nel deserto, gli Azzimi collegati alla Pasqua sono la festa della terra donata dal Si­gnore.

 

La struttura.

Due sono i grandi poli del libro, e più che un solo centro tematico, quasi come un cerchio, la struttura è simile ad un’ellisse, con due fuochi:

a) cc. 1-15: l'Esodo o la liberazione dall'Egitto

1. Israele in Egitto; oppressione e tentativo di genocidio;

2. Vocazione di Mosè e rivelazione del Nome Santo;

3. La lotta di liberazione e le "piaghe d'Egitto";

4. La Pasqua della liberazione e la decima piaga;

5. L'ultimo rischio e il miracolo del mare.

 

b) cc. 19-24. 25-31. 32-34: l'Alleanza

1. Proposta dell'alleanza, legge, stipulazione;

2. Santuario per il Dio presente e ministri;

3. Rottura e rinnovazione dell'alleanza grazie a Mosè.

 

Fa da raccordo un terzo tema:

c) cc. 15-18: il viaggio attraverso il Deserto.

che continua in Num 9-14. 20-25.