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Parrocchia e giovani: incontri con i genitori per creare una cultura della comunità della presenza.

Si dice che l’adolescenza sia l’età del passaggio, dei bivi e delle scelte. L’età fragile delle crisi che fanno crescere. E per gli adulti, che la accompagnano assumendo o meno i diversi ruoli educativi, com’è questa età? Sembra che agli adulti,  occorra del tempo perché non sanno né cosa dire né come aiutarli: un tempo per ascoltare, l’occasione per parlare, un qualcosa da offrire. Ma cercare di capire cosa sta succedendo nella vita dei ragazzi adolescenti significa anche mettersi in gioco come adulti, interrogare i nostri modelli e guardare a noi come modelli, ai nostri legami. E’ mettere in gioco anche i valori sui quali, come adulti, abbiamo costruito la nostra vita, per dar modo a loro di confrontarla, pensarla e viverla.

Proprio perché i ragazzi vanno ancora accompagnati e i ruoli educativi sono sempre più difficili da sostenere, all’interno delle attività di pastorale giovanile, quest’anno abbiamo proposto due incontri con i genitori dei ragazzi dell’età dei 14-18 anni. Il desiderio nasce dal bisogno come educatori, genitori, come prete, di inventare luoghi e occasioni per confrontarsi sui temi dell’educazione dei figli in un contesto protetto, come dovrebbe essere quello comunitario. Protetto nel senso che non ci ritroviamo per far della posizione personale una legge per tutti, ma ci incontriamo per parlare, per condividere e ascoltare, per comprendere e imparare e, infine, per crescere a nostra volta come chiesa. E ancora protetto nel senso che, essendo in un contesto comunitario-ecclesiale, fra noi non ci dovrebbe essere pregiudizio, ma un profondo senso di rispetto delle situazioni personali di ciascuno, e una compassione, frutto dello Spirito che ci abita e che desidera collaborare con la nostra libertà, che ci permette di vivere insieme cercando di portare i pesi gli uni degli altri senza farci maestri di nessuno, ma compagni di viaggio dietro all’unico vero “Educatore alla vita”, Gesù Cristo. Oggi ci sono idoli nascosti (narcisismo, individualismo, omologazione, rimozione dell’interiorità,…) che impongono ai cristiani di attuare un’opera di resistenza per ricreare un tessuto umano che appare sempre più frantumato.

Gli incontri sono stati condotti con uno stile di compartecipazione e confronto a partire da esperienze concrete che riguardano i ragazzi di oggi. Si è rivelata un occasione importante e formativa per tutti poiché si è potuto condividere sia  le difficoltà e le incertezze sia riassaporare insieme il valore e la bellezza dell’educare.

Vorremmo, insieme alla comunità, poter pensare all’educare, e-ducere, far uscire verso, come ad azioni, atteggiamenti, relazioni, pensieri che conducono alla libertà e verso il Signore, contro il rischio di una “educazione” basata sui giochi di potere e di seduzione (nel senso vero della parola, ossia “condurre a sè”, se-ducere) tra colui che educa (genitori, professori, educatori, allenatori, …) e colui che viene educato.

Don Vanio, il gruppo educatori e un gruppo numeroso di genitori, si sono quindi incontrati per ben due serate, per mettere a frutto e far diventare patrimonio comune le conoscenze che ciascuno ha appreso dalle esperienze vissute, dalle scelte educative fatte.

Gli incontri per i genitori, come quelli che di prassi facciamo con i ragazzi, sono pensati sullo sfondo di una vita comunitaria secondo il Vangelo, hanno come unico scopo quello di educarci come figli di Dio a crescere nel rapporto con Dio, con se stessi e con gli altri in un percorso di ascolto e  cambiamento. Parlare di relazioni educative secondo un ottica evangelica, significa fare i conti con la propria vita interiore ovvero con la propria fede, con le tappe del cammino di unione a Cristo sia come uomini e donne che come genitori, educatori, sacerdoti. Il fine della vita interiore è la libertà dell’uomo e quindi, rendere all’uomo, o ai ragazzi, ciò che li umanizza di più, ossia l’esperienza di poter scegliere secondo un progetto di bene iscritto nella sua storia.

Su questo scenario si inseriscono gli obiettivi specifici di questi incontri.

Condividere una conoscenza della reale situazione. Cercare di tessere una trama di relazioni positive con cui iniziare un dialogo per confrontarsi su quello che i giovani  della parrocchia vivono attraverso l’esperienze scolastiche, affettive, di gruppo parrocchiale, di amicizie troppo esclusive, di disagio a qualsiasi livello (dipendenze affettive, l’esercizio della sessualità, l’uso di sostanze che provocano dipendenza fisica, assuefazione, danni alla salute, ecc…)

Creare una cultura della comunità della presenza. Creare spazi e tempi durante i quali vivere e crescere l’atteggiamento della presenza: dare ascolto, dare parola, dare accoglienza. Una comunità, quindi, che si prende cura dei propri figli, che opera una sapiente vigilanza per una crescita solida dei giovani, che viva davvero la sua vocazione di essere corpo mistico di Cristo, e quindi non possa mai dire “io non ho bisogno di te” (1Cor 12,21) e quindi “tu mi sei necessario”… maturare un sentire che coinvolge la totalità della persona e che diviene virtù, responsabilità verso l’altro facendo ciò che è in potere della comunità per prendersi cura dell’altro.

Riappropriarci della capacità di giudicare. Educare i ragazzi a distinguere ciò che fa bene da ciò che fa male, adottando lo sguardo di Gesù. Proviamo a chiederci come guarderebbe e giudicherebbe Gesù gli eventi e i comportamenti che interessano oggi i nostri ragazzi e le loro famiglie. Apriamo quindi un confronto come comunità su come esercitiamo la responsabilità di fornire delle coordinate, dei valori, delle indicazioni, delle relazioni abbastanza chiare e fondate ai ragazzi, i quali nel vuoto educativo non possono fare altro che assorbire, senza averne coscienza, tutto ciò che mass-media e business-tendenze-mode propongono loro.

Possiamo dire di essere stati comunità e per questo vorremmo concludere con alcune frasi che i genitori presenti ci hanno regalato a conclusione del secondo incontro.

“Il punto di vista degli educatori è fondamentale per un supporto ai genitori nel difficile compito di creare l’uomo di domani. Se riusciamo a creare una rete che custodisca i nostri ragazzi, avremo fatto una gran cosa. Discutiamo sull’opportunità di darci una mano…non possiamo presumere di essere a posto e di non aver bisogno”.

“I nostri ragazzi sembrano apparentemente forti, ma in realtà non lo sono. Insieme possiamo riuscire a renderli capaci delle loro scelte..”

“Noi genitori ci teniamo molto che nostro figlio frequenti il gruppo, esperienza importante per la costruzione dell’identità e per l’assunzione dei valori che vengono trasmessi.”

“Le regole aiutano a crescere bene i nostri figli.”

“I genitori, nel loro ruolo, spesso sono disorientati quanto i figli nel loro. Per questo è importante continuare il confronto sui temi educativi”.

“…un grazie di cuore”.

Don Vanio e il gruppo educatori.